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Sopracornola: tra arte e musica, uno sguardo alla chiesa parrocchiale


In lontananza il temporale che si abbatteva su Lecco, in sottofondo le chiacchiere di chi cenava alla Sagra di San Rocco e, sul sagrato della chiesa di Sopracornola, diverse decine di persone tutte con il naso all'insù, per ascoltare lo storico Fabio Bonaiti, Presidente del Centro Studi Val San Martino e Coordinatore dell'Ecomuseo Val San Martino. È iniziata così la "speciale" visita alla parrocchiale di Sopracornola che mercoledì sera ha permesso ad un folto pubblico di scoprire i tesori, le bellezze e la storia racchiuse tra le mura della chiesa che da oltre 250 anni osserva dall'alto la Valle San Martino, spingendosi con lo sguardo fino a Lecco e al Lario. Sacerdoti, cardinali, sindaci, contadini, mercanti, Santi, architetti, scultori, muratori, pittori: personaggi che hanno toccato, modellato, vissuto le pietre della costruzione. Spesso non ci si pensa ma le chiese dei nostri paesi raccontano un'infinità di storie a chi le sa leggere. La serata di mercoledì è stata proprio un'occasione per tutti per poter scoprire - grazie a Bonaiti - e ascoltare le "voci" delle opere d'arte conservate a Sopracornola, le storie della loro commissione e della loro realizzazione, le vicende e i contesti storici che le hanno viste protagoniste. Ad accompagnare le spiegazioni dello storico sono state poi le note delle musiche di Massimo Carsana al clavicembalo, Cesare Canepari al violino e dei soprani Novella Carsana e Daniela Garghentini.

La storia della piccola frazione calolziese, un minuscolo borgo tra Lorentino e Carenno, è davvero antica. «Il primo documento - ha spiegato il professore - che ne attesta l'esistenza risale infatti al 1330 e riguardava una "contesa" per la riscossione di alcuni tributi».

Di fronte a quella che è oggi la chiesa, si trovava sicuramente già a partire dal '400 un primo piccolo oratorio dedicato a Maria. Nei secoli divenne però troppo piccolo per accogliere tutti i fedeli del rione che negli anni si era andato ingrandendo toccando le 150 unità: nel '700 in particolare vi fu un vero e proprio incremento demografico, dovuto ad un maggiore benessere della popolazione. Ed è così che nel 1756 si iniziò la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, quella che - pur alcuni rimaneggiamenti successivi - vediamo ancora oggi e che è dedicata a Maria Immacolata. «Negli archivi è conservata ancora la richiesta inviata affinché si dia agli abitanti di Sopracornola il permesso per lavorare alla costruzione anche nei giorni di Festa», ha spiegato Bonaiti. Tra i fautori della realizzazione ricordiamo sicuramente don Bartolomeo Bonaiti e Girolamo Forella che finanziò l'opera. Nel 1761 la chiesa fu così completata e nel 1762 avvenne la dedicazione a Maria Immacolata. Ad essa si aggiungono anche i due compatroni: San Rocco di Montpellier e Sant'Ignazio Martire di Antiochia. «Il 19 febbraio 1691, quando ancora fresco era il ricordo della peste "manzoniana" i dieci capofamiglia di Sopracornola (Tomaso Bonaiti, Antonio Bonaiti, Bertolomeo Bonaiti, Battista Bonaiti, Giovanni Angelo Bonaiti, Carlo Pigazzini, Gerolamo Forella, Lorenzo Bruni, Lorenzo Butta, Battista Paggi) con il loro parroco Lorenzo Rota fecero voto a Dio “di santificare et honorare la festa di Sancto Rocho”. Ieri, a distanza di 325 anni, quel voto è stato nuovamente rinnovato, con la processione della statua del santo per le vie. Inizialmente veniva trasportata non l’effigie ma il quadro del Santo, che è ancora custodito nella chiesa».

Oggi è invece meno ricordata la figura di Sant'Ignazio. «Non sappiamo con esattezza perché sia stato scelto proprio lui. Forse perché prima del Concilio veniva celebrato il 1° febbraio, stesso giorno di Santa Brigida d'Irlanda che è la patrona di Lorentino, da cui gli abitanti di Sopracornola chiedevano continuamente maggiore autonomia». La visita è iniziata all'ingresso secondario della chiesa, dove venivano appese le grida e le comunicazioni pubbliche e - tra una tappa e l'altra scandite dalle musiche - ha percorso tutta la parrocchiale: dagli altari laterali, in parte costruiti utilizzando marmi e decorazione della chiesa "vecchia" di Calolzio demolita in quegli anni per fare spazio all'Arcipresbiterale, fino al grande dipinto centrale di Maria Immacolata. «Oltre a questo ritratto ci sono altre raffigurazioni della Madonna: la moderna vetrata e la statua che domina la facciata», ha concluso Bonaiti.

Tanti, come dicevamo, i Calolziesi e i Carennesi che non hanno voluto perdere l'occasione di conoscere più da vicino i segreti della chiesa. Tra di loro anche l'assessore di Carenno Giacomo Carsana e il parroco don Angelo Riva. La serata si è conclusa tra gli applausi per l'ensemble musicale e, soprattutto, per Fabio Bonaiti, che già da alcuni anni propone durante la Sagra di San Rocco momenti di approfondimento storico e culturale dedicati a Sopracornola: elevazione musico/culturale con l'Ensemble I Musici (2015); Antiche famiglie di Sopracornola (2014); Uomini di Dio: Cappellani e Parroci di Sopracornola nella storia (2013); La chiesa di Sopracornola nel 250.mo anniversario della dedicazione 1762-2012 (2012); Sant' Ignazio Martire, Compatrono di Sopracornola (2011); Sopracornola nella storia (2010).

Fonte: Leccoonline, articolo di Paolo Valsecchi, 20 agosto 2016.

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